Sono innumerevoli e variegate le suggestioni che ci hanno sorpreso e stimolato durante la lettura del testo di Tato Russo. Le sue parole, nell'ambito di una scrittura ferocemente e pervicacemente rivolta a stimolare le corde comiche dei protagonisti,sembrano porsi l'obiettivo di rivolgere a tutti noi puntuali domande che pertengono al mestiere di attore e alle ragioni dell'arte teatrale. Le parole, che scorrono munifiche nel suggerire colori e situazioni, disegnano impeccabili e inevitabili domande:
"Come è giusto che si reciti?"; "Alla maniera antica o alla maniera moderna?" “Esiste una maniera antica?”“Esiste una maniera moderna?” "Cosa è giusto che si reciti?; "I classici?" "I contemporanei?"; "Il teatro è intrattenimento?"; "Il teatro è impegno civile?"; ".......................................?" .
A tali punti interrogativi, esplicitamente suggeriti dall'autore, noi non sappiamo rispondere. Però abbiamo immediatamente avvertito la necessità ed il desiderio( anzi prima il desiderio e poi la necessità) di immaginare una messinscena. Abbiamo immediatamente iniziato ad immaginare uno spettacolo Comico che offra innanzitutto a noi addetti ai lavori una importante possibilità di riflessione sulle cause delle nostre scelte artistiche (e magari non solo quelle...), ma che soprattutto permetta al pubblico di riconoscersi nelle vicende dei protagonisti (Noi in quanto tali e Noi in quanto attori e registi).
Proveremo a raccontare le vicende in modo tale che il pubblico possa intuire e percepire con chiarezza e senza sovrastrutture le problematiche che ci riguardano e lo riguardano: la precarietà del lavoro la necessità di un domani, la speranza di un riscatto. Spettacolo Comico, dunque. Alla comicità che accompagna costantemente il succedersi della vicende dei nostri tre eroi durante un'improbabile eppur probabilissima serata in un qualunque teatro, si sovrappone e si affianca dunque una nota malinconica. Obiettivo della nostra messinscena? Uno spettacolo Malin/Comico in cui i due elementi citati si fondano per concorrerre a centrare l'epicentro del nostro bersaglio: la Poesia. Obbiettivo alto? Obbiettivo fuori portata? Ancora punti interrogativi. Ancora non c'è riposta. C'è solo lavoro da fare. C'è solo mestiere da applicare. C'è solo passione inesausta da mettere in gioco nella giungla dell'ispirazione a caccia della Poesia. Disperatamente e divertitamente inseguendola nella sua essenza.
Massimo De Matteo |