Un
articolo su un quotidiano, che parlava dei “figli
rubati” dei desaparecidos argentini, così
è nato “TANGO”. Francesca Zanni
e Crescenza Guarnieri decidono di mettere in scena
questo spettacolo, non sapendo quasi da dove cominciare,
ma con l’esigenza fortissima di dare voce
a chi non poteva più parlare. E’ stata
una sfida: non eravamo sicure che avremmo avuto
successo, ma eravamo sicure dell’idea e del
progetto, volevamo fortemente che questa storia
fosse divulgata, che tutti ne sapessero di più,
anche noi, che giorno dopo giorno raccoglievamo
sempre più informazioni su quel periodo buio,
e scoprivamo, per esempio, l’esistenza di
desaparecidos di nazionalità italiana. Così,
“TANGO” debutta a Roma nel marzo del
2000. Rimane in scena soltanto dieci giorni, ma
registra il tutto esaurito ogni sera, e viene ripreso
nel novembre del 2000, con un notevole successo
di pubblico. Nel frattempo, ci mettiamo in contatto
con l’associazione “Ponte della Memoria”
e seguiamo il processo romano per le vittime di
nazionalità italiana. Al termine di ogni
replica informiamo il pubblico di quello che sta
accadendo al processo e spesso ci si ferma a parlare,
la gente vuole sapere, ci chiede informazioni, notizie.
Estela Carlotto (Presidentessa delle Abuelas de
Plaza de Mayo) assiste allo spettacolo, insieme
a Lita Boitano e ad altri familiari delle vittime.
Nasce così un rapporto di scambio e di amicizia
tra la compagnia di “TANGO” e la comunità
argentina presente a Roma. Il giorno della sentenza
conclusiva, il 6 dicembre 2000, nell’aula
dove viene celebrato il processo le facce sono le
stesse che avevamo visto a teatro nei giorni precedenti,
tantissimi i giovani, gli stessi che ci chiedevano
“ma davvero è successo?” perché
magari negli anni della dittatura argentina loro
non erano neanche nati. Torna in scena a Roma nel
marzo del 2003, e il giorno precedente al debutto,
si conclude a Roma il Processo d’Appello alla
sentenza del 6/12/2000, della Seconda Corte d’Assise
di Roma, che conferma la condanna. Nato come un
piccolo spettacolo, è diventato qualcosa
di più. Tango non parla soltanto dei Desaparecidos,
non parla soltanto di Argentina. Anzi, forse la
storia, quella con la S maiuscola, si intravede
appena. Tango parla di una separazione, ma ancora
di più parla di un ritrovamento. Parla di
una madre e di un figlio che si perdono. E poi si
ritrovano, senza vedersi mai. Per noi ,“TANGO”
è stato la realizzazione di un sogno, la
consapevolezza che, quando si fa qualcosa con il
cuore, di sicuro arriva al cuore. Ci piacerebbe
farlo arrivare al cuore di chi ancora non sa. |