La
gestazione di questo spettacolo non è stata
facile per la difficoltà di incontrare i
militanti che aderirono alle Brigate Rosse; una
difficoltà verificatasi soprattutto con le
donne, molte delle quali non vogliono raccontare.
E chi lo fa, non ti concede appuntamento secondo
le tue esigenze e i tuoi orari. Poi la letteratura
altra, quella non costituita da atti processuali
o saggi critici scritti da chi era in difesa dello
Stato, non è così abbondante. E poi
c’è la Storia da studiare, approfondire,
per capire atmosfere ed eventi. La storia delle
Brigate Rosse è la storia della nostra Repubblica,
di ciò che accadeva in quegli anni fuori
e dietro le quinte. Così, dopo aver raccolto
pazientemente il materiale di cui avevo bisogno,
mi sono trovato davanti a due strade drammaturgiche:
parlare di una brigatista usando la tecnica del
racconto teatrale; oppure drammatizzare la storia
della protagonista usando altri personaggi e creando
azioni. La prima via, lontana dalle mie corde di
autore-regista, avrebbe rischiato di far soffocare
le persone sotto il peso degli eventi. La seconda
strada avrebbe comportato il rischio opposto. Dovevo
trovare una terza soluzione, più essenziale,
più consona alla mia natura, più adatta
ad affrontare un argomento delicato qual è
il percorso politico e umano di una brigatista,
ma soprattutto più sincera nei confronti
delle persone che ho incontrato. Una terza via diciamo
poetica, senza per questo fare poesia, ma che potesse
contestualizzare senza creare un documento storico,
e scandagliare un’anima senza sconfinare nel
melodramma. L’idea di adattare lo spettacolo
come se fosse una sorta di confessione-rivelazione
di una brigatista alla propria figlia, mi è
venuta quando i miei amici del Laboratorio Teatrale
Re Nudo di S. Benedetto del Tronto mi raccontarono
di una loro conoscente ex militante delle BR che
vide spiattellata la propria storia sul giornale
locale a danno del proprio figlio che nulla sapeva
ancora dei trascorsi della madre. Mi son sempre
chiesto come una donna che ha partecipato alla lotta
armata possa affrontare questa non facile confessione
a una persona cara. Rosso cupo – Una donna
nelle Brigate Rosse è la confessione di un’
amore, di un’ideologia, di errori e di dubbi,
di totalizzanti illusioni e di una lacerante sconfitta. |