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La
deficienza, comunemente intesa come stupidità,
nel nostro caso fa riferimento all’etimo
della parola stessa; “deficiente”
è colui che ha un deficit, ovvero un limite,
una “mancanza”. La storia è
ambientata in una casa dove vivono tre fratelli.
Uno di essi è cieco e pertanto l’ordine,
lo stile di vita e le abitudini della casa sono
dettate dalle sue esigenze. Tutto è a misura
di cieco, e gli altri, loro malgrado, sono costretti
ad adattarsi a questa condizione. L’equilibrio
di questa famiglia diventa precario
quando una donna, fidanzata del cieco, andrà
a vivere sotto lo stesso tetto. Da questo momento
in poi verranno alla luce tutte le dinamiche conflittuali,
che talvolta si paleseranno in piccoli e celati
stratagemmi di vendetta. In quest’aria di
guerra intestina, ognuno sarà pronto a
tutelare solo se stesso, rivelando gradualmente
alla scena come la “deficienza” sia
un elemento di uguaglianza fra gli uomini e quanto
smisurata e variegata sia la miseria umana.
Menzione Premio Scenario:
Un attento e originale disegno drammaturgico riportato
in un complesso lavoro di scrittura scenica. Sotto
il segno di un’apparente linearità
narrativa, si strutturano una serie infinita di
piani diversi. Le geometrie di un rapporto famigliare
e le spezzature create dall’ingresso di
una figura esterna, nascondono tensioni sottili,
tracciano angolature più dolorose, delineano
un universo di difficoltà, di impossibilità,
di limitazioni.
La nitidezza espressiva di tutto il progetto e
la forte intensità dell’interpretazione
rendono appieno la tessitura del dialogo e la
fitta dinamica delle relazioni. Il gioco si rovescia
sullo spettatore, poiché non è detto
che tutto quello che si vede e si comprende sia
esattamente così come lo si percepisce.
Tutta la creazione mostra in controluce una sottilissima
riflessione sulla percezione, interiore e esteriore,
sui limiti di questa, apparenti o no, sulle “deficienze”
sensoriali ed emotive, riferite non soltanto a
chi è in scena. |