| Ho
conosciuto un giovane autore, che ha un dono rarissimo:
scrive un teatro che mi fa ridere. E non predilige,
come me, i percorsi scontati del teatro comico.
Senza pensarci due volte, gli ho chiesto di lavorare
insieme alla stesura d’un testo, per dare
vita ad un personaggio, che avevo nel cuore da
tempo, e con cui sognavo di mettere in gioco,
finalmente, un pochino di me stessa. Partendo,
perciò, dallo stato confusionale che mi
caratterizza, (e che, ci tengo a dirlo, è
ostinato rifiuto ad assecondare un mondo che non
mi piace affatto), è nata CAPASCIACQUA,
una donna terribilmente stupida, ma fortemente
decisa a realizzare l’equivoco, nel quale
è precipitata. Spero che CAPASCIACQUA faccia
le mie vendette, che mi aiuti a salvare la faccia
nell’ambito delle mie conoscenze, convincendo
il pubblico, che molto spesso, è la realtà
ad essere più sciacqua di lei.
Marina Confalone
La stupidità è una forma non patologica
di disadattamento e di stupore, più o meno
candido, verso le persone e le cose. CAPASCIACQUA
si propone di rappresentare la “scempiaggine”
nella sua drammatica evidenza, attraverso il rapporto
della protagonista con lo spazio che la circonda
e con il pensiero che la invade. Le azioni, le
emozioni, le relazioni interpersonali, sono montagne
invalicabili, mete inaccessibili, per chi possiede
strumenti miseri, falsati e immutabili per affrontarle.
E’ proprio dalla manifestazione di tale
inadeguatezza che nasce il contrasto
comico. Ai brevi e fastidiosi ostacoli quotidiani
che attanagliano la protagonista, s’affiancano
gli infiniti, inconsapevoli e dolorosi interrogativi
esistenziali, che rendono il personaggio talmente
alieno dalla realtà da donarle una paradossale
e acuta saggezza. Se per Beckett nulla è
più comico dell’infelicità,
di certo l’inettitudine può considerarsi
una forma lampante di disperazione.
Luciano Saltarelli |