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Kinshasa.
30 ottobre 1974. Mohamed Alì sale sul ring
per il titolo del campionato del mondo dei pesi
massimi circondato da 100.000 persone in delirio.
Kinshasa. 30 anni fa. Mohamed Alì sale
sul ring in uno stadio stracolmo di 100.000 persone
per riprendersi il titolo di campione del mondo
dei massimi che non aveva mai perso sul ring.
Il palcoscenico è un ring al buio. Dal
buio arrivano le voci di quei centomila. Poi una
luce e una silouette. E’ Mohamed Alì.
Immobile. I guantoni in posizione di preghiera.
La folla urla il suo nome e lo incita: “Alì
Bumaye! Alì Uccidilo!” Il gong. Questa
immagine in bianco e nero apre lo spettacolo che
va a ripercorrere quella notte africana magica
per suoni e corpi che si scontrano e combattono.
La notte di tutte le notti, la notte della rivincita
contro la vita. La notte dei Re dell’Africa.
Smettono le grida e inizia il suono ritmico di
un pianoforte. Un suono ipnotico. Ripetitivo.
Che scandisce i pensieri di Alì mentre
combatte. Ali Bumaye! è uno spettacolo
dove la narrazione, la recitazione, il canto e
la musica s’incontrano e si fondono per
far vivere o rivivere l’atmosfera e le immagini
del più bel match di boxe mai visto. E'
il ricordo delle 8 riprese dell’incontro
svoltosi alle 4 del mattino dopo una nottata di
concerti, nello stadio imbrattato dal sangue dei
prigionieri incarcerati nel sottosuolo, da Mobutu.
A raccontarlo è il bambino di 13 anni che
dalla Costa d’Avorio assistette allo spettacolo
per televisione. Dietro quel racconto c’è
un’Africa sconosciuta, fatta di condomini,
di televisori in
comune, di corse a prendere il ghiaccio; un’Africa
molto simile all’Italia degli anni ’50,
prima del boom economico. Il tempo è scandito
dai gong dell’incontro, 3 minuti ognuno,
in cui Alì rievoca oltre alla sua carriera
anche l’America di quegli anni attraverso
i suoi combattimenti e i suoi pugni contro il
razzismo e le istituzioni. E’ la storia
di un uomo che non si è
fatto mangiare dal campione.. Nelle pause dell’incontro
è il ragazzino di 13 anni a raccontare
la sua Africa di quel periodo post coloniale in
cui tutta l’Africa venne investita da un’ondata
di novità. Nel ripercorrere l’incontro
sono molti i personaggi di allora e di oggi che
incontriamo. C’è il griot che annunciava
l’incontro nei villaggi, il padre di Rufin
che lo allenava in palestra, c’è
la madre, gli amici e le corse e le risate dei
bambini che
si inseguivano. C’è il rimpianto
per una stagione irripetibile per l’Africa
e per una notte che non si è più
ripetuta. La notte in cui il Re ha ripreso il
suo trono. |