20 | 22 aprile
  ALI’ BUMAYE!
(Cassius Clay vs. Mohamed Alì in una notte africana)
  di
  Paolo Trotti e Rufin Doh
  regia
  Paolo Trotti
  musiche dal vivo di
  Tommaso Ferrarese
  con
  Rufin Doh
   
 

Kinshasa. 30 ottobre 1974. Mohamed Alì sale sul ring per il titolo del campionato del mondo dei pesi massimi circondato da 100.000 persone in delirio. Kinshasa. 30 anni fa. Mohamed Alì sale sul ring in uno stadio stracolmo di 100.000 persone per riprendersi il titolo di campione del mondo dei massimi che non aveva mai perso sul ring. Il palcoscenico è un ring al buio. Dal buio arrivano le voci di quei centomila. Poi una luce e una silouette. E’ Mohamed Alì. Immobile. I guantoni in posizione di preghiera. La folla urla il suo nome e lo incita: “Alì Bumaye! Alì Uccidilo!” Il gong. Questa immagine in bianco e nero apre lo spettacolo che va a ripercorrere quella notte africana magica per suoni e corpi che si scontrano e combattono. La notte di tutte le notti, la notte della rivincita contro la vita. La notte dei Re dell’Africa. Smettono le grida e inizia il suono ritmico di un pianoforte. Un suono ipnotico. Ripetitivo. Che scandisce i pensieri di Alì mentre combatte. Ali Bumaye! è uno spettacolo dove la narrazione, la recitazione, il canto e la musica s’incontrano e si fondono per far vivere o rivivere l’atmosfera e le immagini del più bel match di boxe mai visto. E' il ricordo delle 8 riprese dell’incontro svoltosi alle 4 del mattino dopo una nottata di concerti, nello stadio imbrattato dal sangue dei prigionieri incarcerati nel sottosuolo, da Mobutu. A raccontarlo è il bambino di 13 anni che dalla Costa d’Avorio assistette allo spettacolo per televisione. Dietro quel racconto c’è un’Africa sconosciuta, fatta di condomini, di televisori in
comune, di corse a prendere il ghiaccio; un’Africa molto simile all’Italia degli anni ’50, prima del boom economico. Il tempo è scandito dai gong dell’incontro, 3 minuti ognuno, in cui Alì rievoca oltre alla sua carriera anche l’America di quegli anni attraverso i suoi combattimenti e i suoi pugni contro il razzismo e le istituzioni. E’ la storia di un uomo che non si è
fatto mangiare dal campione.. Nelle pause dell’incontro è il ragazzino di 13 anni a raccontare la sua Africa di quel periodo post coloniale in cui tutta l’Africa venne investita da un’ondata di novità. Nel ripercorrere l’incontro sono molti i personaggi di allora e di oggi che incontriamo. C’è il griot che annunciava l’incontro nei villaggi, il padre di Rufin che lo allenava in palestra, c’è la madre, gli amici e le corse e le risate dei bambini che
si inseguivano. C’è il rimpianto per una stagione irripetibile per l’Africa e per una notte che non si è più ripetuta. La notte in cui il Re ha ripreso il suo trono.