La storia è indubbiamente ispirata alla vita di Vincent Van Gogh. Essa è la rielaborazione dell'avventura umana e spirituale del grande artista olandese trattata con rispetto e reinvenzione insieme, di alcune situazioni e personaggi rientranti nella cronaca e nel mito che lo accompagnano. Ciò per consentirci di parlare di noi parlando di Van Gogh e parlare di Van Gogh parlando di noi.
La cosa che ancora oggi maggiormente mi stordisce è il legame arte-vita che lo ha coinvolto fino alla sua tragica morte. Un'arte concepita anche come lavoro fisico fino al totale esaurimento di se stesso. Un'arte come bisogno personale al di fuori delle logiche di mercato come percorso assoluto a rischio di follia. Viene raccontato in particolare un aspetto poco conosciuto della vita di Van Gogh: quello di pastore- predicatore laico presso i minatori del Borinage in Belgio.
Ma anche alcune sue vicissitudini accertate storicamente:
quali, il tormentoso sodalizio con Gauguin, lo straordinario
legame con il fratello Theo e il suo rapporto conflittuale
con le donne della sua vita, rappresentate in questa
storia da un unico personaggio di nome Cristina. Ma
la storia non è quella di cento anni fa, è una storia attuale, in una stagione, come quella che stiamo vivendo, ricca di tensioni e di forti segnali premonitori vissuta con una estrema radicalità nelle scelte dei valori e degli impegni. |