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Compagnia Veronica Cruciani e Fabbrica
LE NOZZE DI ANTIGONE
di
Ascanio Celestini
con
Veronica Cruciani
regia di
Veronica Cruciani e Arturo Cirillo
 

Due cose mi hanno spinto a lavorare alle “Nozze di Antigone”: la bellezza del testo e la voglia irrefrenabile di Veronica di volerlo recitare. Ho in genere l'abitudine di scegliere io il testo su cui lavorare e successivamente coinvolgere degli attori su un progetto, in questo caso invece sono stato io il coinvolto. Ma penso che sia giusto così trattandosi di un monologo, cioè di un rapporto fortemente individuale tra delle parole ed un attore, o una attrice; penso spesso che quello che avviene davanti a me mentre Veronica prova sia un processo intimo al quale sono stato gentilmente invitato a partecipare, ma come osservatore e consigliere. Insomma sento che non sono io la materia attraverso la quale nascerà qualcosa, ma lei, unicamente lei: attraverso il suo respiro, il suo modo di muoversi, come guarda il mondo, l'emozioni che la abitano, le paure che la spaventano.

L'incontro tra Veronica e le parole di Ascanio, parole ingannevolmente semplici, parole musicali, parole concrete ed evocative, questo incontro è per me già Antigone. Poi ci siamo immaginati un luogo, un pezzo di casa, il ricordo di una casa, con poche cose e “scompagniate”. Ci siamo immaginati una musica da una chiesa di campagna, come un canto di confraternita per le stazioni di una processione immaginaria. Delle luci che svelano e nascondono, che illuminano qualcuna che è lì a prescindere da noi. Ci siamo immaginati tante orecchie e tanti occhi che guardano, e ascoltano, le cose come noi ce le siamo immaginate, e che magari se ne immagineranno ancora delle altre.

Arturo Cirillo
 
“Una ballata popolare che riporta, con un omaggio a Elsa Morante, il vagare del suo Edipo contadino in epoca fascista: un proletario, una vittima, un perdente, assassino per difesa di un gerarca, divenuto per caso marito della donna di costui, evocato cinquant'anni dopo dalla figlia che lo assisteva malato, con romanesca aderenza alle cose, in un sogno a occhi aperti in cui sarà lei a volerlo incestuosamente impalmare per assumere forse l'eredità storica”.
 
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