È una storia
che viene da lontano. Due fratelli gemelli, predestinati
ad un amore particolare, si accusano, con angosce e sensi
di colpa reciproci, di inadempienze nei ruoli assunti
e loro assegnati dal fato, coinvolgendo, nella loro millenaria
ma precipitosa caduta, il microcosmo della famiglia. È una
storia simile a quella dei Dioscuri: Polluce e Castore,
gemelli nati da Leda che, secondo il mito, si ritrovano
ad essere figli l'uno di Zeus e l'altro di un mortale.
Il primo personaggio che si chiama Cràje si alterna
nella recitazione con un secondo attore che, nell'azione
scenica, assume il nome Pscràje; queste parole
usate nel testo come nomi propri hanno la loro radice
nel latino e, nella parlata napoletana, significano letteralmente “domani” e “dopodomani”.
I
protagonisti, nella loro alternanza cadenzata, interpretano
nell'azione scenica sfaccettature e angolazioni ritmiche
di una sola mente pensante che matura ed evolve giudizi
e valori nella lunga esperienza della storia. Di Castore
mortale nello spettacolo si descrivono gesta e si riportano
pensieri ma egli non può far parte della rappresentazione
perché, come prescrive l'arcaico mito dei Dioscuri,
alterna con il fratello divino, a causa di un particolare
intervento della divinità, i giorni nel tempo.
I due attori vestiti con poveri abiti orientano lo
sguardo in diversi angoli dello spazio scenico come
animali che si sentono braccati e come se rivolgessero
le loro parole a persone realmente identificabili ai
confini di quel territorio di cui sono pervenuti in
possesso e di cui tengono saldamente il controllo.
La scena è nera
e buia: solo i due attori con scuri occhiali da sole
sono in luce, a terra qualche foglia secca, a proscenio
una povera panchina a doghe di legno, accanto una bottiglia
di liquore nascosta da un sacchetto di carta e due
zainetti colorati come quelli che usano gli scolari.
E' inverno... un inverno che non vuole finire.
I protagonisti,
sembrano, ma non lo sono, due poveri degli anni ottanta.
Pochi i segnali di contemporaneità. Gli attori,
essendo angolazioni della stessa mente pensante, presentano
al pubblico identicità di comportamenti e spesso
nel dialogo sono l'uno la continuazione dell'altro
ma, proprio perché uniformi nella rappresentazione
del trascorrere ritmico del tempo, evidenziano maggiormente
piccole irregolarità e
incomprensioni che mascherano il mal sopito desiderio
di uscire dalla monotonia del ritmo ripetitivo dei
giorni. |